«Basta con l’antimafia dei simboli». Non cessa di fare discutere la mancata intitolazione dell’aula consiliare ai giudici uccisi dalla mafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. A prendere posizione è stata anche l’associazione antimafie Rita Atria, fondata a Milazzo, ma ormai con un respiro nazionale, ma anche “Un’altra Storia”, movimento fondato da Rita Borsellino e il meetup Milazzo in Movimento.

ASSOCIAZIONE RITA ATRIA. «Antimafia è una parola ormai inflazionata – scrive l’associazione in una nota inviaat dal segretario Carmelo Catania –  perché molti professionisti della politica di questa parola ne continuano ad abusare per conquistare un “attestato antimafia”, molte volte sottoscritto e legittimato, dalla società civile – quella della “gente perbene”. Noi dell’Associazione Antimafie Rita Atria non entreremo nel degradante scontro politico che si sta combattendo all’interno del consiglio comunale di Milazzo – città a noi sempre cara, perché ci ha visti nascere – sull’opportunità o meno di intitolare l’aula consiliare ai magistrati Giovanni e Paolo, vittime di mafia. A noi interessa alzare una barriera impenetrabile tra la vera antimafia sociale, quella di Peppino Impastato e Pippo Fava, e la falsa antimafia dei simboli. Noi siamo molto orgogliosi della nostra antimafia sociale e contrastiamo chiunque la tradisca o la neghi e all’antimafia dei simboli preferiamo sempre quella palpabile e concreta, la memoria attiva fatta di azioni e non di targhe».

La mozione che prevedeva l’initooazione dell’aula mamertina ai due giudici è stata presentata dal gruppo dell’Udc costituito da Maria Magliarditi, Rosaria Piraino e Francesco Coppolino. A bocciarla la maggioranza costituita prinicipalmente da esponenti del Pd che supportono il sindaco Giovanni Formica.  «Un esempio concreto potrebbe essere quella commissione di controllo contro le infiltrazioni malavitose presieduta dai cittadini, promessa in campagna elettorale dall‘odierno sindaco Formica – scrivono – Una proposta, che andrebbe estesa però, anche alle associazioni antimafia e antiracket attive sul territorio, su cui potersi confrontare e alle quali tutte forze politiche dovrebbero aderire, se si ha intenzione di fare vera antimafia nell’amministrazione della res publica».

UN’ALTRA STORIA. Nei giorni scorsi a prendere posizionche anche L’Associazione “Un’Altra Storia”, nata da un progetto promosso da Rita Borsellino nel 2008. La sorella del giudice recentememte aveva dichiarato che «oggi si assiste sempre di più all’uso e abuso del termine antimafia». «Ritengo – scrive Rosa Maiorana, referente per Milazzo dell’ Associazione – che basterebbe semplicemente fare il proprio dovere, rispettare le regole e dare il proprio contributo con coerenza, con trasparenza (che va pretesa sempre) nei confronti di tutti per agire nella legalità piuttosto che ostentarla o inneggiarla con bandiere o parole di carta utili solo a fare apparire “eroi” i cosiddetti “professionisti dell’antimafia” o a permettere di costruirsi una “verginità” sia a chi non l’ha mai avuta sia a chi teme di perderla. Questo rischio purtroppo sta percorrendo anche la nostra città infiltrandosi in quelle associazioni che si ispirano ai valori dell’antimafia rendendole fragili e attaccabili». L’associazione propone «il confronto con i cittadini (quartieri – scuole – parrocchie….) e le Istituzioni sul delicato quanto importante tema della legalità piuttosto che assistere ancora una volta ai Convegni che lasciano il tempo che trovano o a scelte di cui i cittadini “passivamente” si ritrovano a prenderne atto. Dal confronto con la città si può giungere ad una scelta condivisa in merito al luogo da intitolare a Giovanni e a Paolo».

MILAZZO IN MOVIMENTO. Sulla stessa line anche gli attivisti del meetup ” Milazzo in Movimento”. «Secondo il nostro primo cittadino certe scelte non si possono improvvisare, occorre un certo coinvolgimento di tutta la città, partendo dalle scuole, il che non è del tutto sbagliato, ma l’informazione fine a se stessa, a distanza di tempo, rimane un vago ricordo e non insegna nulla -sostengono –  crediamo che se i due magistrati potessero parlare ci direbbero che a nulla vale l’effige in un edificio se non si cambia modo di essere, facendo rivivere la loro storia nei nostri gesti, più che nel semplice ricordo dei loro nomi, perchè la mafia non è solo un fenomeno criminale. Loro ci ammonirebbero dicendo no a manifestazioni folcloristiche ed a generici sentimentalismi della classe politica che si erge a paladina della legalità, pur di farne banale passerella».

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