Nello Principato con Max Antonelli

Nello Principato con Max Antonelli

Velocità. Ancora meglio se a ritmo di musica. E’ stata questa la parola d’ordine di Massimo Antonelli, l’ex giocatore di serie A con la maglia della Sinudyne Bologna, che ha portato una ventata di novità all’innovativo day camp del Minibasket Milazzo coordinato da Nello Principato (assieme a Ciccio Giorgianni, Peppe la Spada, Christian Italiano, Alessandro Cuccuru e Loredana Oliva) che si concluderà domenica 10 luglio. Antonelli è inventore e istruttore del Music basketball Method. Una innovazione nel campo dell’acquisizione dei fondamentali del minibasket a tempo di musica di cui ha dato dimostrazione alla palestra di San Giovanni dove ha allenato una trentina di piccoli atleti.

Per la prima volta a popolare la struttura non solo palloni arancioni e canestri ma anche mixer, casse, e tanta musica dance. «E’ un metodo che va bene per tutte le età – precisa Antonelli – consente di armonizzare i gesti e renderli più fluidi e veloci. Il segreto è nel ripeterli in allenamento a ritmo sempre crescente, Bisogna ripetere il gesto fino alla soglia dell’errore. Gli altri a quel punto si fermano. Io, invece, con il mio metodo parto proprio da li».

Antonelli ha fatto tanti complimenti al Minibasket Milazzo, alla presidente Oliva e al direttore tecnico Principato. «Vedo entusiasmo e percepisco un ambiente sereno e familiare», sottolinea. Su questo aspetto Antonelli racconta un aneddoto. «Nel 1995 Ettore Messina mi chiamò ad allenare in Nazionale una selezione di under 15. Di quel gruppo solo uno di loro è finito a giocare in serie A (Ress). Al Minibasket Milazzo è chiaro che si divertono, la società ha l’approccio giusto anche con le famiglie che ho visto molto presenti durante gli allenamenti. E’ il miglior modo per crescere».

Crescere, però, significa anche avere il “diritto” di sbagliare. «In generale alle ultime generazioni manca la creatività, un bravo educatore è quello che lascia libero il bambino di sbagliare sennò l’atleta diventa un mero esecutore. E’ la voglia di sperimentare che consente di trovare la propria strada. Sarà utile al piccolo atleta anche nella vita quando dovrà crescere e prendere decisioni per trovare se stesso. Personalmente rifuggo dalla omologazione. Non per niente ho creato un metodo di insegnamento del basket tutto mio», sorride Antonelli.

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