Gigi Billè

Gigi Billè

IL COMMENTO. Durante il funerale di Gigi Bille mi sono ritrovato accanto l’assessore Ciccio Italiano. «Lo vedi quanto affetto e stima attorno a Billè? – ho commentato – Quando moriremo noi non gliene fregherà niente a nessuno: non stiamo lasciando nulla». Il riferimento è a noi giornalisti locali degli anni 2000. Scriviamo ogni giorno, maciniamo clic, ma alla fine che cosa stiamo lasciando? Giornali/siti fotocopia, “copia e incolla” di comunicati stampa malscritti, sciatteria diffusa metabolizzata da lettori e politici. Se oggi un giornalista si permette di chiamare alla ricerca di notizie inedite, modificare un comunicato, tagliarlo o aggiungere informazioni, si scatena l’inferno: “perchè ti occupi di questa vicenda, che interessi hai?”, “questo non era scritto nel comunicato”, “come ti sei permesso si aggiungere la replica dell’interessato, si vede che sei di parte”, “a me hai tagliato sei righe al mio avversario tre”.

Billè, iscritto all’ordine dal 1974, corrispondente del quotidiano palermitano l’Ora – giornale d’assalto degli anni ’80 -, anima della Voce di Milazzo, della Società di Storia Patria e di tante iniziative culturali, per fortuna questo stillicidio se l’è risparmiato. All’epoca molti comunicati venivano cestinati poiché non ritenuti interessanti, conquistare una sola citazione all’interno di un articolo un successo. E nessuno fiatava. «Faccio un giornale di nicchia, di periferia che punta soprattutto al servizio della comunità cittadina», diceva.

L’ultima volta che ho avuto modo di parlargli è stato in occasione di un corso professionale organizzato a Palazzo D’Amico. Lui, 81 anni, era tra i relatori. Dalla sua carpetta ha tirato fuori pagine di giornali degli anni 70/80. Era stato tra i primi a scrivere di “ambientalismo”, di sviluppo turistico, di trasparenza della pubblica amministrazione. Un giornalismo ragionato, colto, forse in alcuni casi di “parte” ma senza nasconderlo ai lettori. Un giornalismo rispettoso e rispettato. Forse l’appunto che posso fare a Gigi Billè è che non ha lasciato eredi. Oggi “sono/siamo” tutti giornalisti senza maestri. All’epoca avere la firma su un trafiletto era un traguardo dopo anni di gavetta. Oggi tra facebook e quotidiani online aperti con poche centinaia di euro tutti diventano giornalisti e opinion leader. Senza l’educazione necessaria per capire e affrontare il peso di una informazione corretta e seria.

Di quell’incontro a Palazzo D’Amico c’è una foto scattata da Pippo Ruggeri, responsabile di Legambiente del Tirreno: sono ritratto con Billè e Mario Di Paola, per lunghi anni responsabile delle pagine locali della Gazzetta del Sud. Tre generazioni di giornalisti locali. Mi ricordo che provocatoriamente chiedevo a Mario chi avrebbe potuto completare il gruppo pensando alle nuove leve. La risposta è rimasta sospesa tra gli affreschi del palazzo.

Questa amarezza è uno dei motivi che mi hanno portato a non scrivere un ricordo personale di Gigi Billè subito dopo la sua scomparsa. Per fortuna il “cittadino emerito” Billè, giusta benemerenza concessa dall’amministrazione Pino, non possedeva un computer. E’ rimasto fino alla fine ancorato non solo ai suoi principi ma anche ad alcuni blocchi mentali come quello di non tradire la macchina da scrivere. La Voce di Milazzo, fino a poco tempo fa, era frutto di appunti scritti a penna e cartelle dattiloscritte. E forse per lui è stato una fortuna non vedere cosa è diventata l’informazione locale su internet o contaminarsi con la maleducazione dei social, nonostante tanti di noi cerchino di resistere chissà fino a quando e con quale riscontro. Avrebbe capito che purtroppo le sue battaglie rimarranno negli archivi e che con lui se n’è andato per sempre un modo di intendere giornalismo che mai più ritornerà.

Gianfranco Cusumano

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piccola correzione
piccola correzione
7 anni fa

nel commento sotto, per mio refuso, è “saltato” l’inizio, cioè “Erede?” Fa. S.

Fabrizio Scibilia
Fabrizio Scibilia
7 anni fa

Ringrazio chi qui mi ha citato come tale, ma personalmente posso solo dire che -e su questo non concordo con Gianfranco, pur apprezzando e condividendo molte delle cose che ha scritto su Gigi e sul giornalismo in genere- considero senz’altro Billè un Maestro (che poi si arrivi ad esserne erede, è ben altro discorso). Maestro, ma non solo di giornalismo: di vita, di umanità. Non ci dimentichiamo che noi tutti lo chiamavamo “professore”, dando priorità al suo essere educatore, un uomo di cultura che insegnava agli altri senza bisogno di piedistalli, con l’esempio prima che con le parole. Capisco che… Leggi il resto »

Milazzese
Milazzese
7 anni fa

Eredi c’è tutto il gruppo de “La Voce” e de “La Città” (di cui Billè nei primi anni fu anche direttore).
Fabrizio Scibilia, Filippo Russo, lo stesso Nunzio De Luca (direttore de La Città negli ultimi anni) …

Nunzio De Luca
Nunzio De Luca
7 anni fa

Caro Gianfranco, la stima e l’affetto per Gigi Billè di cui scrivi, purtroppo, sono rimasti la stima e l’affetto di pochi, di troppo pochi in questa città. Un giornalismo di nicchia, è vero, ma che avrebbe meritato maggiore risalto e riconoscimento da una Milazzo sorda all’appello di chi tenta di fare giornalismo sociale e impegnato. E allora ricorriamo alla solita formula , “il giornalismo deve rincorrere il gusto dei lettori o mostrare una via altra che stimoli il pensiero critico e disveli le brutture del nostro tempo?”. A noi che rimaniamo spetta la scelta. Forse non tornerà più il giornalismo… Leggi il resto »