L’incidente alla Raffineria di Milazzo del 27 settembre nell’agenda della politica nazionale. Sia al Ministero dell’Ambiente che degli Interni si sono tenuti incontri tecnici  con la deputazione messinese (assenza il governo Crocetta). A promuoverli l’onorevole milazzese Tommaso Currò «di concerto con i colleghi del gruppo parlamentare M5S Villarosa e D’Uva». Presenti anche gli onorevoli Enzo Garofalo, Maria Teresa Gullo, il senatore Bruno Mancuso. Per il futuro sarebbero state date garanzie affinche si rafforzi ogni strumento di prevenzione, monitoraggio. «Nessuno vuole lasciare lavoratori a casa, nessuno vorrebbe chiudere una attività produttiva che ripartisce reddito alla cittadinanza – sostiene Currò –  ma oggi il ricatto occupazionale al quale le comunità della Valle del mela sono state sottoposte è troppo grande e certe cose non possono più essere tollerate» .All’incontro – come si riporta in una nota dei Cinquestelle – è stato stigmatizzato il comportamento di moltissimi cittadini della Valle del Mela, i quali non avendo ricevuto alcuna informazione o allerta dagli organi preposti hanno deciso autonomamente anche grazie all’aiuto dei social network di lasciare le proprie case e riversarsi in strada per allontanarsi alla meglio dal luogo dell’incidente». Stigmatizzato il ruolo dei sindaci definito «fallace e superficiale».

“E stato un episodio sgradevole”, avrebbe detto eufemisticamente il ministro Galletti ad inizio di riunione riportando inoltre che il protocollo di gestione dell’emergenza interna ha consentito il contenimento dell’incendio e ha evitato il peggio. «I vigili di Milazzo erano sul luogo del disastro già 4 minuti dopo – scrive Tommaso Currò – e tuttavia è emblematico che la prima telefonata sia stata fatta da un privato cittadino». Ed ecco uno dei punti critici, secondo Currò. «La raffineria non ha mai fatto nulla per la trasparenza delle sue attività produttive – sostiene – nel 2011 ci sono stati altri fatti in occasione dell’alluvione…fin quando la popolazione milazzese sarà sottoposta a questo stato di cose i problemi non potranno essere affrontati con la serenità dovuta. Perché se da giorni gli odori molesti dell’evaporazione dei prodotti petroliferi venivano percepiti finanche a distanze elevate nei comuni limitrofi nessuno degli organi preposti ha sollevato il pericolo che poteva ingenerarsi. Da più parti si ritiene che quegli odori provenissero dalle navi ormeggiate, ma alla luce del fatto accaduto, risulta piuttosto plausibile che questi odori provenivano piuttosto dal serbatoio incriminato. Il suo malfunzionamento è ormai fatto risaputo: vi è stato un rilascio di prodotto sul coperchio del serbatoio ed in questi casi, vi assicuro che è così, il rischio dell’incendio diventa elevatissimo». Almeno dieci ore prima tali odori venivano percepiti nel comune di San Pier Niceto ad una distanza di chilometri. «La prefettura doveva essere allertata già in quella fase – riprende Currò –  Il resto è cronaca: si è tentato lo svuotamento del serbaotio, a dimostrazione del fatto che gli operatori evidentemente conoscevano il rischio. La domanda sorge: era il caso che già in quella fase si attivassero gli organi di controllo? Oggi emerge un dato che se vero risulta molto grave: una black list gira tra i dipendenti per boicottare gli esercizi commerciali che in questi giorni si sono espressi contro la raffineria. Vige un clima staliniano. E questo non aiuta. Ho fatto presente alla riunione di questa eventualità e mi impegnerò per fare chiarezza dal momento che l’Eni e’ statale ed e’ proprietaria per il 50%». L’onorevole Garofalo, che ha agevolato l’incontro con il Ministro degli Interni Angelino Alfano, esponente dello stesso partito (Ncd) ha sottolineato «un maggior coinvolgimento degli amministratori delle zone interessate (Milazzo e comuni limitrofi) e un controllo costante della struttura del corpo di vigili del fuoco, il cui organico deve sempre essere adeguato alle esigenze del territorio».

 

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