LA STORIA. Ci sono tre italiani, due spagnoli, una cinese, una russa, un americano, un portoghese, un polacco, un greco e…un milazzese. Niente barzellette, però. E nemmeno turismo. Quelli sopra sono i partecipanti di un progetto, finanziato dall’Unione Europea, dal nome criptico: REVAMMAD, che sta per “Retinal Vascular Modelling, Measurement And Diagnosis”. Lo scopo è combattere, a partire da immagini della retina, alcune delle principali malattie croniche che affliggono la popolazione europea, quali diabete, ipertensione e infarto. Tra di loro, dicevamo, un ragazzo mamertino, Francesco Calivà, 25 anni, fresco di laurea in ingegneria Biomedica al Politecnico di Milano e attualmente dottorando all’Università di Lincoln, in Inghilterra, città a 200 kilometri da Londra e Manchester.

francesco calivà

E’ lui stesso a spiegare, ad Oggi Milazzo, l’importanza del progetto: “La retina è una finestra sul sistema circolatorio e consente di studiare, in modo non invasivo, le patologie ai danni del sistema vascolare. Valutando, quindi, la variazione della forma o delle dimensioni dei vasi sanguigni, si potrebbero diagnosticare allo stato precoce la presenza di eventuali patologie che possano colpire la retina o gli altri organi del corpo. Riconoscere in tempo la malattia potrebbe quindi aiutare a combatterla meglio. È un lavoro molto interessante perché coinvolge sia università che aziende leader nel settore poste in tutta Europa, dalla Danimarca alla Grecia. Milazzo? Torno tutto le volte che ne ho la possibilità. Lo facevo già nella mia esperienza milanese, le vacanze amo passarle in famiglia. Adesso, però, a causa di questo progetto, penso che viaggerò più in paesi stranieri, dato che ogni sei mesi tutti noi ricercatori ci incontriamo in un meeting: a giugno sono stato a Creta, a dicembre andrò a Berlino. Ma non mancherò di passare nella mia Milazzo. Il mio obiettivo, infatti, è quello di studiare in modo da qualificarmi il più possibile per potere un giorno tornare in Italia e a Milazzo in particolare. Il mio sogno sarebbe quello di godermi la mia città. Anche se sono realista e so che, al giorno d’oggi, se cercassi lavoro da ingegnere biomedico probabilmente troverei ben poco da fare”.

SEBASTIAN DONZELLA

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