VIDEO. L’incendio alla Ram sarebbe scaturito da una crepa all’interno del serbatoio 513 che ha portato al crollo del tetto galleggiante. Ad aggiungere ulteriori dettagli alle dinamiche che hanno portato all’incidente all’interno della Ram è Domenico Puliafito, uno dei responsabili che coordinano le squadre di operai che lavorano alle cisterne industriali della Ram. Nell’intervista pubblicata dal sito Tempostretto, a firma di Giovanni Passalacqua, si legge:

“Chiarisco subito che a bruciare non è stato kerosene, ma nafta vergine, un carburante puro a cui vengono aggiunti solo successivamente metalli pesanti come piombo e nichel, privo di zolfo – sottolinea Puliafito – Anche questa è stata una fortuna. I serbatoi sono stati progettati per affrontare ogni tipo di evenienza, anche un incendio. Il tetto, in particolare, è composto da un doppio pontone – due lamiere fisse spesse diversi centimetri -, diviso da una camera di galleggiamento e circondato da due guarnizioni sigillanti. Inoltre, intorno alla cisterna corrono due anelli, uno detto “pioggia” perché dotato di ugelli che spruzzano l’acqua e raffreddano le lamiere, evitandone il surriscaldamento, e uno “schiuma” che rilascia una sostanza in grado di occludere eventuali crepe e isolare il serbatoio dagli altri vicini. E’ probabile che proprio una crepa, sfuggita all’azione della schiuma, abbia creato un’infiltrazione di carburante all’interno della camera di galleggiamento, generando una spinta verso il basso. L’attrito ha fatto il resto”.

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