IL COMMENTO. La libreria Filoramo lascia Piano Baele. Da oggi, infatti, quello che poteva essere considerato un simbolo del centro di Milazzo, “scompare” a causa della crisi che ha reso insopportabile i costi degli affitti. IN REALTA’ L’ATTIVITA’ NON CHIUDE, SI TRASFERISCE alle spalle, in via Madonna del Lume, nei locali che fino ad oggi hanno ospitato la cartolibreria di Tanino, il fratello più grande. Queste righe non vogliono diventare un epitaffio. Ma dal punto di vista simbolico non sarà più la stessa cosa. La libreria fu aperta nel 1968 ma l’attività di famiglia insiste nell’edificio dagli anni ’30. A questo punto molti si domanderanno perchè con questa crisi e le decine di chiusure abbiamo deciso di dedicare spazio al trasferimento di un negozio. Perchè la libreria di Paolo Filoramo – assieme all’edicola dove la faccia amica del fratello Giorgio e dei suoi familiari, sono il primo buongiorno per tanti milazzesi – si può ritenere un simbolo, un punto fermo per migliaia di milazzesi. Anche quelli che negli anni si sono dovuti trasferire per motivi di lavoro.

Paolo Filoramo all’interno dell’ex libreria

Quando in estate ritornano quello è uno dei luoghi che alla fine visitano, davanti ai quali si soffermano per salutare l’amico di infanzia o l’ex insegnante ora in pensione. Se dici ad un milazzese che da vent’anni non ritorna a Milazzo, “ci vediamo davanti a Filoramo”, lui saprà dove andare. Ora aprirà una parruccheria, una sala giochi, non sappiamo, ma non sarà la stessa cosa. Dunque, perchè scrivere queste righe? Perchè Milazzo cambia, quasi sempre in peggio, perdiamo abitudini, luoghi di riferimento, dimentichiamo brave persone che con dignità portano avanti un mestiere difficile come – nel caso specifico – il settore dell’editoria (il riferimento è anche alla edicola della famiglia di Giorgio). E ci ritroviamo più poveri, senza punti di riferimento. Pieni di negozi di sigarette elettroniche o di paccottiglia cinese che aprono e chiudono senza lasciare traccia. Fino a quando su facebook una ragazza trapiantata nella vicina Capo d’Orlando, non apre un gruppo dall’innocente titolo: “Sei di Milazzo se….”. E improvvisamente scopri che nei meandri della memoria di oltre 5 mila milazzesi c’è ancora spazio per ricordare i gelati del bar Cambria, gli arancini di Munzueddu, i pitoni del bar Codraro, il Maringari Bar e i suoi panini  con wurstel e crauti, le scarpe del signor “manuncula”, del tabacchino Maio “a strada arreti”, della pizzeria La Pineta. Simboli che Milazzo ha dimenticato ma che hanno segnato tutti noi. Come i fratelli Filoramo.

 

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