Tralicci, ciminiere, l’acciaio delle strutture industriali. Ma anche il verde, i gelsomini, il mare. Si chiama Memories of green la personale di pittura di Pina Miceli che verrà inaugurata al castello di Milazzo stasera, sabato 14 settembre, alle 19. Ad introdurre la mostra un incontro sul tema: il progetto esposto nasce come tentativo di lettura personale del mutato paesaggio locale, dai filari di gelsomini e le spiagge di “Acque Viola” agli impianti industriali e le foreste tecnologiche dei tralicci della centrale elettrica.

Pina Miceli

“Memories of green – si legge in una nota stampa –  non nasce suggerito da una vena nostalgica ma come tentativo di lettura personale del mutato paesaggio di Milazzo, un viaggio tra la memoria del passato e le trasformazioni del presente. L’imponenza degli impianti industriali o l’estensione delle moderne foreste tecnologiche dei tralicci della centrale elettrica si impongono all’occhio del fotografo, come a quello di chiunque osservi, e non devono diventare oggetto di rimozione psicologica. Presenze che raccontano la storia di una trasformazione sociale oltre che paesaggistica e le sue contraddizioni tra aspettative e apprensioni”. L’idea della mostra nasce da un incontro tra Miceli e un’amica fotografa. ““Memories of green” nasce quando la fotografa Simona Bonanno (i cui lavori hanno ricevuto numerosi premi e sono stati ospitati dalle gallerie di tutto il mondo), grazie alla quale ho mosso i miei primi passi nel mondo della fotografia, mi chiese se ero interessata a proseguire il percorso lavorando a un “progetto fotografico” – spiega Pina Miceli – . L’idea di impegnarmi nell’ideazione, progettazione e realizzazione di un concept fotografico mi entusiasmò immediatamente, così come pure chiaro mi fu fin dall’inizio l’argomento che avrei voluto trattare: tutti quei tralicci, quelle ciminiere che ogni fotografo si sforza di occultare per catturare scorci di bellezza stavano lì a parlare di qualcosa che quasi pretendeva di essere raccontato. Il fortunato incontro con gli amici dell’Associazione di fotografia e cinematografia “Io Ti Invito” ha permesso il resto: costruire intorno alla mostra un evento culturale che ci consentisse di ricavare spunti di riflessione, non tanto e non solo sulla questione ambientale che rimane tutta sottostante, ma, piuttosto, su quale modello di società stiamo vivendo e su come tale modello possa influire sulle nostre dinamiche relazionali private e sociali”.

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