Non si placa la polemica tra l’amministrazione comunale e l’associazione Rita Atria. Domenica 23 giugno era stata diffusa una nota del sodalizio antimafia con la quale auspicava chiarimenti sul ruolo del fratello del sindaco, l’ex esperto Franco Pino, nell’ambito dell’indagine su assunzioni al Comune (sono stati emessi degli avvisi di garanzia). Ieri la replica dell’amministrazione che parla, addirittura, di “killeraggio mediatico”. Oggi è stata diffusa la controreplica, che giunge dopo una denuncia presentata dal presidente di Rita Atria, Santo Lagana, a cui è stata notificata una lettera di ingiurie da un anonimo, presumibilmente una reazione legata alla presa di posizione sugli avvisi di garanzia. Ecco la nota che pubblichiamo integralmente di seguito a firma di Rita Atria:

La reazione dell’amministrazione comunale di Milazzo riferentesi al comunicato stampa di questa associazione emesso a seguito degli avvisi di garanzia agli amministratori ci sorprende non poco. Un avviso di garanzia risponde a due ben precisi dettati costituzionali: a) l’azione penale è obbligatoria; b)la responsabilità penale è personale. Altro che “spettacolarizzazione” della notizia o “macchina del fango”: semplice realismo. A questa associazione non interessa proprio il reato di abuso d’ufficio a meno che non sia finalizzato agli interessi della criminalità organizzata. Ci siamo solo chiesti come mai l’ipotesi (e sottolineiamo “ipotesi”) di reato di abuso d’ufficio sia stata contestata ad un esperto, visto che esso, per la sua funzione, non dovrebbe essere depositario di alcun potere politico, amministrativo o contabile. E la risposta a questa domanda non ce la aspettiamo dall’amministrazione comunale né, tantomeno, dall’esperto che, per altro, oggi non è più tale e non ci risulti che ricopra alcuna altra carica istituzionale. La risposta ce la aspettiamo dagli organi inquirenti, perché i cittadini onesti hanno il sacrosanto diritto di conoscere la verità. La stessa verità ( e qui il senso della seconda parte del nostro comunicato stampa) che è stata per 20 anni sepolta da una “cappa di silenzio” in una città come Milazzo dove sembra essere vietato parlare di mafia, dove il solo proferire questa parola provoca reazioni scomposte, irritate e ,a volte, minacciose. Eppure negli ultimi 20 anni di storia milazzese la parola mafia si trova scritta in “chili di carte” non scritte da questa associazione, ma da organi inquirenti, pentiti di mafia, commissioni parlamentari, altro che “teoremi” o “mere fonti giornalistiche”. Malgrado questo, nulla si è mai mosso. Crediamo, dunque , che sia giunto il momento per fare luce su tutto ciò. Questa Associazione è impegnata in altre zone della Sicilia e del territorio nazionale in vicende di gran lunga più “pesanti” e importanti di quelle che si svolgono oggi in questa ridente e “tranquilla” cittadina della costa tirrenica messinese dove, davanti alla sola pronuncia della parola “mafia”, tutti si inalberano e protestano, spesso mascherandosi vigliaccamente dietro pseudonimi. Tuttavia poiché questa associazione pare essere la sola negli ultimi otto mesi ad aver pronunciato questa parola con dovizie di particolari, ebbene per ben due volte al suo presidente sono giunte altrettante lettere minatorie rigorosamente anonime. Giusto per dimostrare che a Milazzo “la Mafia non esiste”.

Associazione Antimafie Rita Atria