L’Amministrazione comunale ha inteso replicare alla presa di posizione dell’associazione antimafia “Rita Atria” sulla vicenda degli avvisi di garanzia di recente apparsa sugli organi di stampa, con la seguente nota che pubblichiamo integralmente:

“La notizia degli undici avvisi di garanzia notificati al Sindaco di Milazzo, ad amministratori e segretari generali dell’ente, nonché all’esperto in materia finanziaria, non può lasciare indifferenti al killeraggio mediatico che ne è derivato. Sono state dette tante cose ingiuste che hanno subito farisaicamente diviso il campo in BUONI (i cittadini perbene) e CATTIVI (gli “avvisati”). Desta sconcerto il collegamento del tutto arbitrario e gratuito che l’Associazione antimafia Rita Atria, (a noi nota per ben più documentate, condivisibili e serie battaglie) ha emanato a commento della vicenda.E’ infatti del 22 giugno l’improvvida nota a firma di Santo Laganà diramata sul solco della notizia data dalla Gazzetta del Sud del 16 giugno. Essa non ha né il contenuto né la forma del comunicato e neppure della cronaca, né della analisi, né ancor più della denuncia civile, spazio vitale necessario per una associazione antimafia. La nota, sembra ricalcare argomenti già lanciati in altre occasioni pubbliche da assai meno qualificati soggetti che sostanzialmente si risolvono in una serie molteplice di ammiccamenti, insinuazioni, improbabili ed inaccettabili suggestioni a proposito di relazioni, o peggio ambigue connivenze, intessute su un filo conduttore che si rivela da subito pressapochista e mistificatorio ai limiti della calunnia.

Carmelo Pino, Stefania Scolaro, Maurizio capone

Senza andare a scomodare principi “garantisti”, è evidente che la vicenda di cui ha dato conto la “Gazzetta” si intreccia nei successivi commenti giornalistici su carta o online, con la mera strumentalizzazione politica e/o con quei protagonismi malati, che mettono insieme argomenti e notizie che nulla hanno a che fare con l’inchiesta di cui il giornale riferisce. Anzi: nulla dell’inchiesta può in alcun modo dare adito a connessioni con reati mafiosi o atteggiamenti complici, che del resto questa amministrazione contrasta quotidianamente con atti e comportamenti verificabili.

E’ dunque doveroso chiedersi cosa c’entri detta indagine con fatti, crimini e/o sistemi politico-mafiosi, dei quali devono attentamente essere rintracciati interessi, figure dominanti e regie occulte. Eppure l’articolo che lo stesso Laganà ammette come sua fonte, ha chiaramente riferito essere state radicalmente escluse dagli inquirenti le ipotetiche illazioni di collegamenti mafiosi riportate su un “pubblico” esposto anonimo quasi certamente redatto da avversari politici interessati alla fine del tentativo di moralizzazione che questa amministrazione ha posto alla base della propria azione politica.

Non sappiamo se il comunicato sia stato adeguatamente meditato né quale sia il suo obiettivo o movente. Forse è solo il segno dei tempi, della spettacolarizzazione ad oltranza della notizia, nella quale tralasciando le conclusioni delle indagini e la conoscenza dei fatti, occorre, a prescindere, schierarsi tra gli innocentisti o tra coloro che vedono mafia e mafiosi ovunque, ahinoi talvolta anche tra chi la mafia la combatte.

Siamo convinti che la nota emanata da Laganà per conto dell’associazione Rita Atria sia un grave infortunio. Essa per noi non cancella le tante battaglie civili sostenute dalla Associazione, e condivise. Tuttavia in caso di eventuale ulteriore replica invitiamo a non basarsi su mere fonti giornalistiche e su teoremi, ma chiediamo a tutela della nostra onorabilità etica ed umana prima ancora che politica, che siano prodotti fatti e documenti circostanziati che siamo sicuri non potranno esistere. Diversamente si tratta solo di macchina del fango, lontana dal contribuire alla verità e giustizia cui tutti dovremmo ispirarci”.

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