Il Tar di Catania ha rigettato il ricorso presentato da un cittadino, Edoardo Macrì, avverso la nota del dirigente del servizio Patrimonio del Comune con cui viene negata allo stesso l’autorizzazione alla sepoltura dei resti mortali di alcuni parenti nella celletta a colombaio del cimitero di Milazzo, di cui è concessionario. A comunicarlo un comunicato stampa del comune di Milazzo. Secondo la nota, per i giudici amministrativi “non appare verosimile la fondatezza delle censure proposte e non sembrano comunque sussistere esigenze di tutela del ricorrente tanto gravi da giustificare l’adozione della misura cautelare richiesta, stante la temporanea possibilità di custodia delle cassette ossee all’interno di una cappella della società di mutuo soccorso agricola Piana di Milazzo.

il cimitero di milazzo

“Prendiamo atto della pronuncia dei giudici amministrativi – ha detto il sindaco Pino -. Il Tar ha legittimato l’operato degli uffici comunali e in questo procedimento il Comune non si è neppure costituito producendo solo una dettagliata relazione del funzionario dei servizi demografici e sociali. In questa vicenda  non c’è mai stato alcun atteggiamento di chiusura nei confronti del cittadino, ma anzi i funzionari hanno offerto la massima disponibilità e collaborazione a risolvere la vicenda che si è trascinata per lungo tempo a causa di una errata interpretazione che lo stesso dà al Regolamento comunale che prevede la ricezione di defunti non residenti in vita nel Comune o morte fuori di esso, al cimitero comunale solo all’interno di sepolture private e non delle celle a colombaia, che contrariamente a quanto afferma il cittadino, non sono di proprietà privata, ma solo date in concessione all’avente diritto”. AGGIORNAMENTO. Sull’argomento è intervenuto Edoardo Macrì che rettifica il comunicato del comune di Milazzo:”il TAR di Catania – scrive Macrì – ha solo respinto la mia istanza cautelare e non il mio ricorso, che comunque va avanti fino al giudizio di merito. L’istanza cautelare è la richiesta di sospensione dell’atto impugnato, che si fa quando da esso atto può derivare al ricorrente un danno grave ed irreparabile. Nello specifico solo questa richiesta è stata rigettata dal TAR e non il ricorso, lo voglio ripetere. Quindi nessun trionfalismo da parte dell’amministrazione comunale di Milazzo. A parte il fatto che essa amministrazione è al servizio del cittadino e dovrebbe gioire solo quando il cittadino vince. I conti comunque si faranno dopo. Per il verdetto di merito, che è quello che conta, ci sono ben otto violazioni di legge che il TAR deve ancora valutare e quindi non è  detto che, alla fine del giudizio, abbia ragione il Comune. La partita conseguentemente è ancora aperta”.

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