Visto che i consiglieri potevano modificare ogni anno l’entità del gettone di presenza, per quale motivo dovrebbero pagare i politici che nel 2001 l’hanno innalzato a 100 euro e che, fra l’altro, non l’hanno incassato alcuna somma nel periodo contestato dalla Corte dei Conti in quanto non in carica? E quello che in sintesi si chiede l’ex consigliere comunale Antonio La Rosa, uno dei 26 (tra politici e dirigenti) citati in giudizio dalla Corte dei conti per un danno erariale di quasi mezzo milione di euro, dal 2007 al 2010 (il periodo precedente è caduto in prescizione).

Antonio La Rosa

La Rosa sollecita “le Autorità preposte ad intervenire al fine di verificare chi siano, secondo quanto sostenuto dal Comune di Milazzo, i consiglieri comunali che dal settembre 2007 all’aprile 2010, si siano ingiustificatamente arricchiti in conseguenza degli importi liquidati in avanzo dallo stesse ente a titolo di gettone di presenza per la somma di € 505.961,00”. La Rosa sostiene che l’art. 19 della Legge regionale 30/2000 fissa il principio secondo cui i compensi dei consiglieri dovevano essere stabiliti di anno in anno tenendo conto le dimensioni demografiche dell’ente; le fluttuazioni stagionali della popolazione; la percentuale delle entrate proprie dell’ente rispetto al totale delle entrate; l’ammontare del bilancio di parte corrente. Pertanto – secondo l’ex politico dei Ds – i consiglieri comunali insediatisi nel giugno 2005 avevano il dovere con proprio atto deliberativo di rivedere l’indennità e in caso ridurla”. Dunque, “alcuna responsabilità per danno erariale poteva essere imputata dalla Procura Generale della Corte dei Conti ai Consiglieri Comunali eletti nell’anno 2000 per il presunto ingiusto arricchimento dei loro colleghi in carica durante la legislatura 2005/2010”.

Condividi questo articolo