Dissesto e mozione di sfiducia. Apparentemente non c’entrano nulla, ma in chiusura della prima seduta in cui ufficialmente si è discusso della delibera che dovrebbe ufficializzare il default dele casse comunali, ecco che sibillino il consigliere Pippo Doddo (Udc) la butta lì, accennando di “sfiducia al sindaco”  che definisce “atto politico per evitare di affossare la città col dissesto, lasciando ogni decisione ai cittadini”. La questione è complessa. Se il consiglio comunale non approverà il dissesto rischia di decadere lasciando la città in mano al sindaco Carmelo Pino. Se l’approva e vota la sfiducia vanno tutti a casa ma la prossima amministrazione avrà mani e piedi legati visto che potranno solo gestire la normale amministrazione senza “voli pindarici”. Di certo è che esiste un documento firmato da 12 consiglieri che da tempo rimane congelato. A quanto pare le adesioni sarebero arrivate a 16.

 

Ad anunciare l’estremo atto, in estate, erano stati il presidente del consiglio Saro Pergolizzi e il capogruppo del Pdl Roberto Mellina, ma il tutto è rimasta pura enunciazione. Dicevamo del consiglio comunale che ha iniziato il dibattito sul dissesto. Due le posizioni che sembrano emergere dai vari interventi. Una parte di consiglieri ritiene che ormai non ci sia altra scelta se non quella di votare la proposta di delibera inviata dalla giunta che dichiara il dissesto, altri invece sono certi che sia ancora possibile tentare altre carte per evitare in extremis il default. Per cercare di fare ulteriore chiarezza è stato chiesto l’intervento in consiglio comunale – seduta straordinaria e aperta – ad un legale. In aula è intervenuto l’avv. Marcello Scurria il quale ha illustrato i contenuti e le opportunità offerte dal decreto n.174 del 10.10.2012 denominato “Salva Comuni”. Un decreto che in atto però non consente al Comune di Milazzo – per il quale la Corte ha già avviato il percorso di dissesto – di inserirsi per ottenere delle somme da un fondo a rotazione ad hoc che viene messo a disposizione per ripianare i deficit degli Enti Locali. In discussione c’è però – è stato fatto osservare – un emendamento che potrebbe rappresentare una soluzione. L’avv. Scurria ha anche prospettato l’ipotesi che il Consiglio potesse rivolgersi al Tar per impugnare il provvedimento della Corte dei Conti, “stante il fatto che lo stesso è stato adottato per “inadempienza a adottare misure correttive previste dall’art.6, comma 2, del D.Lgs. 6 settembre 2011, n.149”; legge per la quale sono state sollevate eccezioni di incostituzionalità”. E’ seguito un lungo dibattito con interventi di quasi tutti i consiglieri. Franco Cusumano, Giuseppe Doddo, Roberto Capone, Roberto Mellina, Franco Scicolone nel criticare l’assenza in aula del sindaco e degli assessore, “proprio mentre è in discussione un argomento decisivo per il futuro della città”, hanno ribadito che l’apertura offerta dal decreto n.174 consente al consiglio di portare avanti le necessarie azioni per evitare il dissesto. Di diverso avviso il gruppo che sostiene l’Amministrazione ed in particolare Salvatore Gitto ha evidenziato che il dissesto “non è una scelta politica ma un fatto accertato dalla Corte dei Conti”, evidenziando altresì che, come sostenuto da esperti del settore (ha citato un articolo del Sole 24 ore di Antonio Lepre) non sempre il dissesto è da considerarsi una iattura per la città ma anzi uno strumento previsto dalla legge per far risollevare i Comuni che hanno toccato il fondo. E all’avv. Scurria Gitto ha chiesto quali riscontri potrebbe dare un ricorso al Tar, “atteso che anche l’assessorato regionale alle Autonomie locali, da tempo si è attivato inviando a Milazzo un commissario per intimare al consiglio comunale di dichiarare il dissesto” .

 

Condividi questo articolo