Cinque condanne e un’assoluzione. E’ questa la sentenza del processo “Ponente” relativo alle pressione e i ricatti subiti dall’impresa edilizia del palermitano Enrico Crisafulli che si era aggiudicata i lavori di riqualificazione del lungomare di Milazzo. La sentenza è giunta ieri sera. Assolto con formula piena Elio D’ Amico «perché il fatto non sussiste ». Ecco le condanne inflitte: Francesco Carmelo Messina e Nicola Cannone, 7 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione più 2.000 euro di multa; 8 anni e 2.400 euro di multa al boss mafioso Carmelo D’ Amico; Salvatore Puglisi, 4 anni, 5 mesi e 10 giorni più 800 euro di multa; Francesco Di Maio, 4 anni e 9 mesi più 1.000 euro di multa. Estorsione e tentata estorsione con l’ aggravante mafiosa era no le accuse contestate a vario titolo ai sei imputati. S

econdo quanto emerso dalle indagini – come scrive oggi la Gazzetta del Sud – l’ imprenditore palermitano Crisafulli fu costretto a versare la cosiddetta “messa a posto” del 3% per aggiudicarsi nel marzo 2007 l’ appalto da 7 milioni di euro. Dopo una serie di attentati nei cantieri, Crisafulli pagò una prima rata di 10 mila euro, poi altri 20 mila come “regalo di Natale” alle famiglie dei mafiosi barcellonesi detenuti, i quali gli imposero le forniture dei materiali e l’ assunzione di operai. Nell’ estate del 2008 il titolare della Encla Infrastrutture srl, poi divenuta Enco srl, denunciò le intimidazioni alla Squadra Mobile di Messina.

 

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