Ma che fine ha fatto la mozione di sfiducia contro il sindaco Carmelo Pino anticipata il mese scorso, durante un comizio, dal presidente del consiglio Saro Pergolizzi? Il documento non è stato presentato perché non è stato ancora raggiunto il numero minimo di firme necessarie per portare in aula la mozione con cui si chiede la decadenza del sindaco. Devono essere almeno dodici le firme, attualmente sarebbero solo 11. Secondo indiscrezioni a tergiversare sarebbe il consigliere Santino Napoli. Per passare in consiglio (e ritornare alle urne), però, la mozione dovrebbe essere votata da almeno 20 consiglieri. Una situazione al momento quasi impossibile. Pino, infatti, ha già pronto un corposo rimpasto dopo l’estate, forse un azzeramento della giunta, appena sarà definito l’iter sul dissesto finanziario dell’ente. A farne le spese potrebbero essere gli assessori Maurizio Capone, Massimo D’Amore e Gianfranco Nastasi.

Saro Pergolizzi

La mozione non passerà per una serie di motivi: da un lato l’assenza di partiti in aula consiliare (la stragrande maggioranza sono esponenti di liste civiche e decidono senza fare riferimento a vertici); dall’altra molti riconoscono che non saranno più eletti. Determinante la terza ipotesi: gli oppositori non si sono messi d’accordo su chi deve fare il sindaco e succedere a Pino. I pretendenti sono tanti: Giovanni Di Bella, Carmelo Formica, Franco Cusumano, Giovanni Formica. Il risultato? Ultimare la legislatura in modo da avere il tempo per costruire nuove alleanze. Gli accordi, in linea di massima, sono stati già raggiunti. I gruppi pronti a subentrare in giunta sono Autonomia di Centro (Abramo e Materia); parte del gruppo Misto (Di Bella, Salvatore Italiano ed un terzo di cui ancora non si conosce il nome); e Pid composto da Massimo Bagli e Santino Napoli.

 

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