Il sostituto procuratore di Messina, Giuseppe Verzera, ha chiesto le prime condanne per i sei imputati coinvolti nell’operazione “Ponente” che nel 2010 fece emergere un sistema fatto di estorsioni nell’ambito dell’appalto da sette milioni di euro per la riqualificazione del litorale. A denunciare fu la “Encla Infrastrutture” dell’imprenditore Ettore Crisafulli. Il pubblico ministero, nel corso dell’udienza tenuta presso il tribunale di Messina, ha chiesto la condanna a 15 anni per il barcellonese Francesco Carmelo Messina, a 14 anni per l’imprenditore di Milazzo Francesco Di Maio, a 10 anni per il boss di Barcellona Carmelo D’Amico, a 9 anni per il fratello Elio e per Salvatore Puglisi di Terme Vigliatore e a 6 anni per il commerciante barcellonese Nicola Cannone, con l’accusa di estorsione e tentata estorsione in concorso, aggravati dal metodo mafioso.

Il lungomare di Ponente

Gli investigatori hanno scoperto il taglieggiamento messo in atto nei confronti della ditta che si era aggiudicata all’appalto, da cui pretendevano la consegna del 3 per cento della base d’asta.  La sentenza è prevista per il 20 settembre.

 

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