Tra i primi italiani a prendere alla lettera l’invito del presidente del consiglio Mario Monti c’è stato l’ex consigliere comunale (e commerciante da generazioni) Pippo Russo. Russo è stato tra i primi in Italia a inviare tramite il sito del “spending rewiew” suggerimenti su come tagliare gli sprechi, evitando di aumentare le tasse ai cittadini per pagare il colossale debito pubblico. Nella mail si sofferma sui tagli che si potrebbero apportare per contenere le spese negli Enti Locali, prendendo spunto «da ciò che accade nei Consigli dei quali sono stato componente, in particolar modo per la convocazione delle riunioni di Consiglio o di Commissione, perennemente “ostaggio”  dei dipendenti (pubblici o privati poco importa) che riescono  ed ottengono quotidianamente, tante volte anche con forme di ostruzionismo politico,  convocazioni delle assemblee».

Pippo Russo

Russo “bacchetta” Monti per avere «sottovalutato la numerosa schiera, che innanzi tutto andrebbe numericamente ridotta, di coloro che ricoprono incarichi politici, anche di secondo piano, che sono un onere non indifferente per le amministrazioni degli Enti Locali che devono rimborsare le giornate di lavoro “perse” alle aziende presso le quali sono assunti, tant’è che i Comuni sono oberati di debiti nei confronti dei datori di lavoro (Enti e privati) dei Consiglieri e Assessori Comunali». E cita ad esempio il Comune di Milazzo «subissato da Decreti Ingiuntivi per alcune centinaia di migliaia di euro proposti dai  datori di lavoro dei Consiglieri e Assessori, somme che il Comune non è in grado di corrispondere e alle quali vanno aggiunte le spese per le procedure esecutive, per i pignoramenti, per le spese dei legali (propri e della  controparte) per gli interessi e le spese dei giudizi, che alla fine finiscono per raddoppiare il dovuto». Il commerciante fa due conti: «nei Comuni (che sono circa 8300) a ricoprire incarichi, tenendo in considerazione una media di 30/35 eletti (Consiglieri e Assessori) sono circa 275.000 i rappresentanti comunali, di questi almeno il 60% cioè 175.000 sono i dipendenti pubblici o privati che mediamente 150 giorni all’anno non vanno a lavorare. Totale 26.250.000 giornate lavorative perse e rimborsate ai datori di lavoro dai Comuni con un costo medio di € 140,00 per un risparmio di 3milardi675miloni di €uro e contemporaneamente il ci sarebbe il recupero della produttività, per le giornate di lavoro riacquistate, che altrimenti andrebbe persa. Stesso criterio vale anche per le Province, Comunità montane, Partecipate e via dicendo». Il milazzese propone la sua soluzione: convocazione dei Consigli e Commissioni nelle ore pomeridiane/serali (quando gli uffici sono chiusi); Adeguamento del gettone di presenza, per la reale partecipazione alle sedute, e cancellazione del rimborso della giornata lavorativa al datore di lavoro; Vietare la candidatura ai pubblici dipendenti. Russo non è nuovo a questo tipo di proposte, in passato ha scritto anche al ministro Renato Brunetta.

 

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