Basta attraversare l’asse viario a distanza di giorni e improvvisamente ti ritrovi un nuovo ”fungo”. Lo scheletro di un palazzo è stato innalzato dove prima c’era la campagna. Un nuovo cantiere è stato aperto anche in pieno centro, sulla via Risorgimento, al posto di un deposito. Tutto legittimo, per carità, ma una domanda sorge spontanea: con la crisi che attanaglia le famiglie, chi acquista questi appartamenti? Come certifica il censimento in corso, la popolazione di Milazzo è la stessa di dieci anni fa, circa 32 mila abitanti. La crisi è palpabile, la chiusura di una decina di negozi negli ultimi mesi ne è la dimostrazione. Gli imprenditori a chi vendono queste case? Milazzo ha realmente bisogno di nuovi immobili?

Domande che si pongono un po’ tutti. Un agente immobiliare mi diceva che il boom è finito. Nel giro di un anno si è passati da un costo di 2500 euro a metro quadrato a 1500. Secondo la sua personale esperienza si vendono le case nel centro cittadino, mentre in periferia c’è un calo significativo delle richieste. A Milazzo si parla di turismo, ma nuove strutture alberghiere dove possono essere realizzate se tutti gli spazi ormai sono occupati da cooperative, più o meno fittizie, e villete residenziali? A ponente non c’è più un angolo libero. La questione è da ricercare nel prg. La variante al piano regolatore generale che le ultime tre amministrazioni (Nastasi, Italiano e Pino) avevano messo tra le priorità, rimane utopia. E nel piano vigente, veccho di decenni, si prevedeva un aumento della popolazione di decine di miglia di persone. Ecco perché ancora si costruisce: per i milazzesi che non ci sono.

GIANFRANCO CUSUMANO

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