VIDEO. L’inferno alla Raffineria di Milazzo scoppia il 3 giugno 1993, durante la pausa pranzo. Carmelo è appena tornato a casa, quando dal suo panoramico balcone al Borgo assiste impotente alla tragedia. Sconvolto, riesce comunque a prendere la videocamera e ad immortalare il drammatico avvenimento, le cui immagini avrebbero fatto di lì a poco il giro dei telegiornali nazionali. Immagini agghiaccianti. Come quelle visibili al minuto 6:14 del filmato – adesso caricato su Youtube – quando un enorme fungo di fuoco s’innalza verso il cielo, mentre i rimorchiatori trascinano via una petroliera ancorata nella baia della Mediterranea.

 

Abbiamo voluto rivivere quei momenti, affinché non si dimentichino mai quei minuti di terrore e di dolore, in cui persero la vita alcuni dipendenti. E per non dimenticare, in una sorta di “Giorno della Memoria” di noi Milazzesi, abbiamo riportato di seguito l’articolo pubblicato il successivo 4 giugno da Alfio Sciacca sul “Corriere della Sera”. 

«Un gruppo di operai addetti alla manutenzione consuma la colazione all’ ombra della gigantesca ciminiera che da ieri mattina ricomincia a sbuffare dopo qualche mese di fermo. Erano di guardia all’ impianto di raffinazione, e mangiavano in tutta fretta qualche panino. Tra compagni di lavoro si scherza, ci si gode quell’ ora di pausa. Tutto tranquillo, nessuna preoccupazione: all’ improvviso, una tremenda esplosione, poi le fiamme, un’ enorme nuvola di fumo nero che porta morte e disperazione. Sette operai vengono investiti in pieno dallo scoppio e poi avvolti dalle fiamme, i corpi totalmente carbonizzati. L’ esplosione riecheggia lungo tutta la costa tirrenica del messinese, mentre enormi pezzi di acciaio vengono scagliati in aria fino a 100 m di distanza. Questo film dell’ orrore va in scena sotto gli occhi atterriti del grosso degli operai, almeno 200, che proprio in quel momento stanno ritornando dalla mensa per riprendere il lavoro nell’ impianto “Toping 4”. Sedici di loro sono investiti da una folata di vento torrido, qualcuno cade nel tentativo di scappare, altri vengono colpiti da piccole schegge. Ma tutto sommato, loro possono considerarsi fortunati. Il bilancio della tragedia infatti poteva essere di gran lunga piu’ grave. A evitare il peggio e’ stata una casualita’ : ieri il pasto in mensa e’ arrivato con circa 15 minuti di ritardo. Un disservizio che questa volta e’ stato provvidenziale. Sono gli stessi compagni di lavoro a prestare i primi soccorsi, a cercare incoscientemente di avvicinarsi il piu’ possibile alla ciminiera in fiamme, a soccorrere i feriti, a gridare aiuto, a implorare l’ intervento dei vigili del fuoco. Regna il panico e la confusione. Ma bisogna mettere a freno la disperazione, ed evitare che l’ incendio si propaghi agli enormi serbatoi di benzina. Al pontile della raffineria ci sono anche due petroliere: occorre farle allontanare. Le sirene e una colonna di fumo nero propagano l’ allarme nel vicino centro abitato di Milazzo, e in tutti i paesini della costa tirrenica. I primi a intervenire sono i vigili del fuoco della stessa raffineria. L’ obiettivo e’ quello di circoscrivere l’ incendio. Dopo un’ ora il fuoco viene prima arginato e quindi domato. I feriti sono trasportati nell’ ospedale di Milazzo: 3 di loro saranno subito dimessi, altri 13 hanno ustioni di 1 e 2 grado e se la caveranno entro un massimo di 20 giorni. Nella raffineria intanto inizia la triste opera di recupero dei cadaveri. I vigili del fuoco debbono spesso far uso della fiamma ossidrica. Sono gli stessi operai a identificare i loro compagni di lavoro morti. I capi reparto cominciano a chiamare l’ appello: il riconoscimento puo’ avvenire solo procedendo per esclusione. Questa sorta di lotteria della morte dura per circa mezz’ ora e alla fine viene compilata la lista delle vittime. Alcuni provengono dalla zona di Melilli in provincia di Siracusa, altra terra di raffinerie. Sono Sebastiano Boscarino, 31 anni, Salvatore Misenti di 23, Angelo Caminito di 23, Sebastiano Di Mauro di 33. Mentre Salvatore Camalleri, 27 anni, era di Gela, Antonio Gitto, 47 anni, di Milazzo e Santo Bonanno, 47 anni di Gualtieri. Erano tutti operai di due ditte esterne, specializzate nei lavori di manutenzione: la Metaltecnica di Priolo e la Special Tubi di Milazzo. Ma perche’ questa tragedia? Il sostituto procuratore della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, Antonio Giacobello, ha avviato un’ inchiesta: “Non possiamo escludere alcuna ipotesi”. Di fatto il lavoro della magistratura non iniziera’ prima di domani. Fino a tarda sera, infatti, gli impianti sono stati off limits anche per magistrati e forze dell’ ordine: troppo rischioso avvicinarsi. Ieri e’ arrivato a Milazzo anche il responsabile della protezione civile Elveno Pastorelli. Dopo un sopralluogo ha dichiarato: “Va esclusa la causa dolosa”. Arriva anche il ministro dell’ Ambiente Valdo Spini col rammarico che “la legge sui grandi rischi industriali sia ancora oggi largamente disattesa”. Stando a una ricostruzione fatta sulla carta l’ esplosione sarebbe avvenuta in una condotta di alimentazione dell’ olio combustibile nell’ impianto “Toping 4”, dove avviene la prima fase di raffinazione. In particolare nel cosiddetto “fornetto”, una sorta di bruciatore che sta alla base del Toping che e’ il cuore dell’ impianto di raffinazione. I reparti periodicamente vengono “spenti” e sottoposti a manutenzione. Dopo un fermo di alcuni mesi l’ impianto “Toping 4” era stato riavviato proprio ieri mattina. E una delle fasi piu’ delicate che avviene gradualmente. Per una causa ancora da accertare qualcosa pero’ non e’ andata per il verso giusto provocando l’ esplosione».

MASSIMO TRICAMO

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