I militari del Nucleo pt della Guardia di Finanza di Palermo e del R.o.n.i. dei Carabinieri di Palermo hanno eseguito congiuntamente il sequestro di beni per un valore di oltre 13 milioni di euro. I beni complessivamente sequestrati comprendono: un’impresa con sede a Milazzo specializzata in costruzione di opere pubbliche per il trasporto di fluidi, 12 terreni ubicati nel territorio di Milazzo, 16 autoveicoli e 37 autocarri, per un valore complessivo superiore a 13 milioni di euro. Le imprese sottoposte a sequestro patrimoniale sono la Imest e la Euroimpianti, mentre già nell’ottobre dello scorso anno era stata confiscata la Comest. Si tratta di sigle attive in tutta la Sicilia, ma anche in Calabria ed Abbruzzo, vincitrici di parecchie commesse pubbliche per la metanizzazione dei comuni.  Beni riconducibili, secondo gli investigatori, ai fratelli Cavallotti di Belmonte Mezzagno, paese d’orgine del politico Saverio Romano.

 

Sotto la direzione della Procura della Repubblica di Palermo – Dipartimento Mafia – Economia e Dipartimento Misure di Prevenzione, le articolate attività investigative e accertamenti economico – patrimoniali svolti dai militari hanno consentito al Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione – di decretare il sequestro di una società e relativo complesso aziendale, riconducibile di fatto a noti imprenditori palermitani ritenuti “vicini” ad esponenti mafiosi del calibro di Benedetto Spera e Bernardo Provenzano, che avrebbero assicurato loro l’aggiudicazione di lavori e l’apertura di cantieri in territori controllati da “Cosa Nostra”. Gli imprenditori, attesa la loro qualificata pericolosità sociale, nel settembre 2011, oltre ad essere sottoposti alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di p.s., erano stati destinatari di autonomo provvedimento di confisca di patrimoni di derivazione illecita, tra i quali alcune società attive nel settore della costruzione e manutenzione di opere pubbliche. Le investigazioni hanno, in particolare, evidenziato l’infiltrazione dei prevenuti in settori economici strategici, mediante la gestione occulta di una nuova società, fittiziamente intestata ai figli, operante nel medesimo settore di quelle precedentemente confiscate. Attraverso la nuova società hanno quindi, di fatto, continuato ad operare nel medesimo settore economico, aggiudicandosi immediatamente – a dispetto di un modesto avviamento commerciale – importanti commesse pubbliche per la costruzione e manutenzione di reti di gas naturali e per la gestione del servizio di distribuzione di gas in Sicilia, Calabria e Abruzzo.

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