Qualche fedele della chiesa del Rosario ci ha chiesto se esistono antichi documenti d’archivio su questa che indubbiamente è una delle più belle ed antiche chiese milazzesi. Purtroppo i conflitti bellici che hanno martoriato la nostra Città, ma anche la vicina Messina, dove esisteva l’imponente archivio degli atti notarili redatti a Milazzo, hanno lasciato ben poca documentazione a disposizione.

Chiesa del rosario

Esiste però un prezioso documento (Archivio Storico della Città di Milazzo, fondo “Libro degli Atti dei Giurati”) risalente al 1607, da cui si evince che in quell’anno la chiesa, fino al 1599 in cattive condizioni statiche e pronta a “dirroparsi”, era oggetto di un sostanzioso intervento di ricostruzione, purtroppo rimasto incompiuto. Infatti, la delibera adottata nel 1599 dal consiglio cittadino, con la quale erano state stanziate ben 400 onze per finanziare tali lavori di ricostruzione, era stata modificata dal governo viceregio, che ne aveva ridotto lo stanziamento del 50%. Nel 1607 il cantiere risultava dunque sospeso: in data 22 aprile i giurati riferirono ai consiglieri che le 200 onze finanziate otto anni prima bastarono appena per terminare le fondamenta («appedamenti»), ragion per cui si rendeva necessario un ulteriore finanziamento. Su proposta del «regio secreto» Giovanni Matteo D’Amico si deliberò all’unanimità di stanziare altre 200 onze, da prelevarsi dal gettito della gabella «delle fabbriche». Fu così possibile disporre la riapertura del cantiere, il cui progetto («disegno») prevedeva lavori «di gran fabrica», ossia qualitativamente e quantitativamente notevoli. Quando siano stati terminati non è dato però sapere, vista la carenza di documentazione d’archivio. E non conosciamo nemmeno il nome del progettista, sebbene il Perdichizzi, memorialista del Seicento, scriva nel suo «Melazzo Sacro» (1698) che alcuni lavori di edificazione del convento (ma quali?) – di lavori analoghi peraltro si fa cenno nella delibera del 22 aprile 1607 – recavano la firma del «padre maestro Francesco Bartolini».

MASSIMO TRICAMO