La porzione monumentale del Cimitero di Milazzo versa in condizioni di vergognoso degrado. Chi scrive ricorda sin da bambino marmi distaccati, iscrizioni non più leggibili, etc. Adesso che sono passati altri trent’anni il degrado è ancora più marcato. Certamente le Amministrazioni Comunali che si sono susseguite in questi ultimi decenni non hanno brillato per efficienza e soprattutto per sensibilità nei confronti dei nostri cari defunti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Peraltro i tempi difficili che stanno attraversando le dissestate casse comunali rende improbabile un intervento risolutivo che restituisca in tempi brevi dignità e decoro all’estrema dimora dei Milazzesi. Pertanto, consapevoli dei limiti entro cui è costretta a muoversi l’attuale Amministrazione Comunale, in questa sede ci limiteremo a proporre un intervento che non comporta alcun impegno di spesa. Si tratta in sostanza di procedere ad un censimento fotografico delle lapidi della suddetta sezione monumentale, procedendo così, prima che sia troppo tardi, a “salvare” tanto le fotografie quanto il testo delle singole iscrizioni. Affinchè sia possibile rimpiazzare e ricollocare in futuro – quando cioè saranno disponibili le necessarie disponibilità finanziarie – le iscrizioni marmoree che giorno dopo giorno si frantumano a causa delle condizioni di degrado in cui versa il Cimitero. Un dovere morale nei confronti del Cimitero quale bene culturale, ma soprattutto dei defunti i cui poveri resti rischiano di diventare anonimi. In passato, infatti, i resti frantumati delle lapidi marmoree sono andati a volte dispersi. Con un’operazione economica, qual è quella di cui sopra, si salverebbe nel contempo un imponente archivio di informazioni storiche che altrimenti andrebbe perduto. E che il Cimitero sia un archivio a cielo aperto lo attesta, tra l’altro, la meritoria opera del Padre Isidoro da Limina, che qualche decennio fa ha pazientemente trascritto e raccolto in un pregevolissimo volume le migliori iscrizioni leggibili nel panoramico Cimitero dei Milazzesi. Analogamente andrebbe digitalizzato, o almeno fotocopiato – basterebbe anche in questo caso una semplice ed economica macchina fotografica digitale – l’archivio cartaceo dello stesso Cimitero, circa una ventina di registri manoscritti, compilati quotidianamente dai custodi che si sono susseguiti dal 1888 (anno di apertura del Cimitero) ad oggi, le cui ingiallite pagine consentono di individuare con rapidità e precisione il loculo in cui è stato seppellito ciascun defunto, oltre a fornire preziose informazioni anagrafiche (è indicato persino il mestiere) relativamente agli stessi defunti. In tal modo si creerebbe una copia di sicurezza di tali volumi cartacei, che altrimenti, nel caso malaugurato di incendio o smarrimento, potrebbero andare irrimediabilmente perduti.

Infine, pur nelle ristrettezze del bilancio comunale non va trascurata la necessità di mettere in sicurezza le iscrizioni marmoree prossime a distaccarsi dall’alto e che dunque mettono non poco a repentaglio la pubblica incolumità. È il caso ad esempio della tomba del patriottico colonnello Luigi Foramiti da Cividale, deceduto nel 1890, il cui profilo biografico è stato recentemente riscoperto dal prof. Filippo Russo. Ma quella stessa Milazzo che la lapide marmorea addita come «sua seconda Patria» sembra purtroppo essersi dimenticata di Lui. (MASSIMO TRICAMO)

 

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