ISTITUTO COMPRENSIVO TERZO. Studiando l’Unione Europea per comprendere meglio quali opportunità vengano date agli studenti di trentuno Paesi membri attraverso il programma di mobilità studentesca “Erasmus+”, abbiamo fatto alcune domande a una studentessa universitaria milazzese.

Emanuela, che sta per laurearsi in  Scienze internazionali e diplomatiche a Forlì, ha sperimentato l’utilità del progetto, studiando all’estero, imparando nuove lingue come il portoghese, l’estone e il russo, e interagendo con culture diverse dalla nostra. Emanuela è stata molto felice di rispondere alle nostre domande e, raccontandoci la sua singolare esperienza, ci ha permesso di capire cosa spinga uno studente italiano a proiettarsi in una dimensione europea

Cos’è il Progetto Erasmus e cosa rappresenta per te?

Erasmus+ è il programma che l’Unione Europea ha creato per permettere a tutti i giovani (e non solo) di viaggiare in Europa, per incontrare culture diverse dalla propria e per creare dei percorsi comuni che vadano oltre i confini dei singoli Stati. Dentro questo “scatolone” dell’Erasmus+ ci sono vari tipi di progetti a cui si può aderire pensati sia per i giovani che per gli adulti: ci sono gli Scambi giovanili, i corsi di formazione, il servizio volontario europeo, gemellaggi tra scuole (sia per studenti che per docenti) e tanto tanto altro. Per me il programma Erasmus+ rappresenta tantissimo perché è grazie all’Erasmus che ho avuto la possibilità di viaggiare, di conoscere tantissime persone non italiane con i miei stessi interessi e lo stesso amore per l’Europa!!

Cosa ti ha spinto ad aderire al Progetto e a partire per studiare in altri Paesi dell’Unione europea?

Quello che mi ha spinto a partire è stata sicuramente la curiosità di vedere nuovi posti e scoprire una cultura molto diversa da quella italiana, che non avrei potuto approfondire rimanendo in Italia. Non ero mai stata nel Nord Europa, allora mi sono detta “Perché no?” e ne ho approfittato senza pensarci due volte.

Hai dovuto studiare molto per essere inserita nel Programma Erasmus?

Prima di partire si partecipa ad una selezione, che scelga,fra tutti gli studenti che fanno richiesta per partire per una determinata destinazione, chi si guadagna la borsa di studio. La selezione avviene considerando il percorso accademico svolto fino a quel momento, se si hanno certificazioni linguistiche, ecc… Io ci sono riuscita senza troppi problemi, ma…Senza lo studio non si va da nessuna parte.

In quali città sei andata a studiare con il Progetto Erasmus?

Ho vissuto e studiato per quattro mesi a Tartu, una città a sud dell’Estonia. Ma per altri progetti più brevi sono stata a Madrid, a Parigi, a Porto e a Besancon.

Quale lingua straniera hai imparato grazie al Progetto?e quale lingua e cultura straniera ti ha più affascinato?

Durante il periodo in Estonia ho sicuramente migliorato il mio inglese. Inoltre, ho seguito dei corsi di russo ed estone. Vivere in Estonia ha voluto dire conoscere meglio la storia e la cultura di questo popolo che noi consideriamo molto lontano da noi (non solo geograficamente). In effetti, l’Estonia è un paese molto diverso dall’Italia. Pur “preferendo” la cultura italiana, riconosco che quella estone sia molto interessante e degna di essere approfondita. L’estone però è una lingua molto difficile (ha ben 14 casi!), e a questa preferisco il russo!

Secondo te,che sei una studentessa di Erasmus, quali opportunità offre il programma? E’ dal tuo punto di vista un’occasione importante da non perdere? Perché?

Le opportunità che offre il programma sono sicuramente tante: ti permette di conoscere tantissimi giovani in tutta Europa, ti permette di viaggiare e di scoprire culture diverse, ma soprattutto, permette di conoscere meglio l’Unione Europea, che è molto più vicina a noi rispetto a quanto non siamo abituati a pensare!

Hai avuto modo di conoscere ragazzi di altri Paesi che hanno aderito al Progetto Erasmus? Cosa pensi di loro?

Nei mesi in cui ho vissuto a Tartu ho conosciuto molti ragazzi: francesi, tedeschi, estoni, ecc… con molti di loro si sono creati dei bei rapporti, non scorderò mai le chiacchierate fatte con ognuno di loro! Con alcuni sono rimasta in contatto, due mie coinquiline sono venute a trovarmi a Milazzo, io sono andata a trovare un’altra mia amica francese che adesso vive in Belgio…insomma, si vengono a creare senza ombra di dubbio belle relazioni!!

Hai avuto difficoltà a relazionarti con i tuoi compagni di studio o con i coinquilini con cui hai dovuto dividere l’alloggio?

No! Sin da subito ci siamo trovate bene e abbiamo coltivato un bel rapporto! All’inizio è stata un po’ dura abituarsi a vedere loro che cucinavano cose strane, ma tutto sommato, poi mi sono abituata!

Nel periodo trascorso all’estero hai mai sentito la mancanza della tua famiglia o dei tuoi amici?

A dir la verità, non ho sentito molto la loro mancanza, non perché non voglia loro bene, ma semplicemente perché mi sono trovata molto bene a Tartu, sia per l’ambiente che per le persone che ho conosciuto e con le quali sono stata veramente a mio agio!! Il fatto di essere stata fuorisede, vivendo a Forlì, mi ha sicuramente aiutata a gestire la lontananza da casa!

Finito il periodo di studio all’estero ti è dispiaciuto ritornare in Italia?

No, non mi è dispiaciuto. Sentivo dentro di me di aver vissuto bene questa esperienza, quindi non ho avuto alcun rimorso. Mi iniziava a mancare il caldo italiano e il sole della nostra Sicilia!

Hai notato delle differenze tra lo studio universitario in Italia e all’estero?

Assolutamente sì! L’università all’estero è molto più partecipativa, le classi sono più piccole e c’è modo di dialogare meglio con il professore. C’è una discussione “tra pari” e si fanno molti lavori di gruppo e presentazioni con i colleghi. Diversamente dalle nostre università, non ci sono esami orali (se non per quelli di lingua) e invece ci sono molti testi scritti da consegnare…il tutto, rigorosamente in inglese!

Nel complesso il progetto Erasmus è stato positivo per te?

Assolutamente sì! Sto pensando di farne un altro durante la magistrale!!

Finito il Progetto cosa hai fatto?

Una volta tornata a casa, mi sono riposata un po’. Poi ho iniziato a studiare per alcuni esami che ho dovuto fare al rientro a Forlì e ho lavorato un mese come cameriera in una pizzeria di Milazzo!

Quali materie di studio hai seguito all’estero? Hai sostenuto anche esami?

Lì ho seguito corsi di russo, estone, approccio russo al diritto internazionale, istituzioni dell’UE e globalizzazione. Sono stati tutti super-interessanti, e non ho avuto problemi a vederli convalidati dall’Università di Bologna, al rientro.

Al termine dell’esperienza vissuta all’estero, quale bagaglio di esperienze culturali porti con te, visto che hai conosciuto lingua, usi e costumi di popoli diversi?

Sicuramente il bagaglio di esperienze si è arricchito, ho conosciuto persone anche molto diverse da quelle con cui sono solita avere a che fare, e questo forse è stata la parte migliore, perché ho potuto conoscere punti di vista anche molto diversi dal mio, proprio per una questione culturale. Dall’altro lato, torno più consapevole della cultura italiana e più curiosa di scoprire nuovi posti in Italia.

In cosa ti senti maggiormente arricchita? Cosa invece, a tuo parere, in Erasmus si potrebbe o dovrebbe migliorare?

Come già detto sopra, da un punto di vista culturale credo di essermi arricchita fortemente. Dal mio punto di vista, però, ancora poche persone conoscono le opportunità del programma Erasmus+ (di cui l’aspetto dell’università è solo una piccola parte). È necessario far conoscere a tutti i giovani le possibilità che il programma offre, per gli studenti delle scuole, i docenti, ecc.

Infine, cosa ti senti di consigliare a noi ragazzi che stiamo frequentando la seconda classe della scuola secondaria di primo grado?

Informatevi sulle possibilità che l’UE offre, fate progetti, non fatevi spaventare da coloro che vi dicono di essere ancora “troppo giovani”. Impegnatevi senza paura e soprattutto…studiate! Senza lo studio non si va da nessuna parte. In bocca al lupo!

DESIREE’ SCARCELLA, ROBERTO SCIOTTO II D

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