Venerdì 27 aprile, alle ore 18, all’Eolian Milazzo di via Cappuccini, sarà proiettato «Nel nome di Geova”, un’inchiesta sui testimoni di Geova che si preannuncia interessante non solo per il contenuto che susciterà non poche polemiche (ha come tema portante il “mondo spirituale”, con particolare riferimento all’etica e ai lati oscuri di questa religione) ma anche perché a realizzarlo è stata Sofia Mezzasalma, studentessa neo diciottenne che frequenta l’ultimo anno del Liceo classico “Impallomeni”.

«Il progetto è nato un anno fa con un fine ben preciso – spiega la giovane film-maker mamertina – mettere a confronto, tra loro, le diverse religioni appartenenti al Cristianesimo. Tra cattolici, evangelici ed ortodossi, sono incappata in quella che religione non è – sostiene – e proprio in quel momento che il documentario ha iniziato ad assumere una piega diversa».

Sofia si è immersa, letteralmente, in un mondo a lei sconosciuto, iniziando ad informarsi sulla seconda religione più praticata dagli italiani.

«Una realtà che, credetemi, ha dell’inverosimile – assicura – una “religione” che tutti crediamo di conoscere limitandoci a ritenere che si tratta di “quelli che la domenica mattina, alle 9, vengono a suonare ai nostri citofoni”, ma la situazione, in verità, è un po’ più complessa».

L’autrice del documentario ha intervistato Rocco Politi, ex Anziano (una sorta di vescovo, paragonandolo al mondo cattolico) che ha ammesso di avere condiviso le scelte di chi ha preferito la morte evitando trasfusioni. E’ entrata nelle loro “Sale” dentro le quali praticano le adunanze, e ascoltato le storie di chi è stato abbandonato dalla propria famiglia per aver “lasciato” Geova. Ma anche di temi forti come pedofilia e ostracismo.

«E’ stato un progetto lungo e faticoso – conclude Sofia Mezzasalma – ho pregato alcuni dei “seguaci” di lasciarsi dietro quel mondo. Era una situazione più grande di me: non ce l’ho fatta. Sono cosciente di cosa comporterà la pubblicazione del documentario ma se, vedendolo, anche solo una persona riuscirà a trovare la forza per uscire da questa Congregazione e recuperare la propria libertà, significherà che tutto il mio impegno, non è stato vano. Non intendo “imporre” il mio pensiero ma, semplicemente, spingere a riflettere».

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40 Commenti su "“Nel nome di Geova”, all’Eolian Milazzo il documentario di Sofia Mezzasalma"

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Vax
Ospite

Penso molto al fatto di chi sta dietro a questa ragazza, poco più che diciottenne, sicuramente una persona che da anni non fa altro che screditare l’impegno di milioni di persone in tutto il mondo che si impegnano ad essere persone migliori e ad aiutare il prossimo senza ricevere nulla in cambio, mi dispiace per la ragazza che è caduta ingenuamente nei suoi piani….

Alberto
Ospite

Cinque anni dopo il presunto pedofilo è ancora uno stimato e zelante testimone di geova, mentre il ragazzino, che nel frattempo è cresciuto ed ha abbandonato l’organizzazione, soffre di continui attacchi di panico e ha già tentato due volte il suicidio.
Si è però evitato di recare biasimo sul nome di geova.

Xam
Ospite

Mi dispiace per le sofferenze che questo individuo ha causato. Forse ti farà piacere (almeno un po’) sapere che le cose sono cambiate e anche molto. Pur essendo la pedofilia un problema poco diffuso tra i TdG (ma anche un solo caso è cmq troppo) è stato spiegato il notevole cambiamento in un Broadcasting di un paio di anni fa… (cont.)

Xam
Ospite

Non solo si fa presente alla vittima e ai suoi genitori l’importanza di denunciare alle autorità, ma chi si rende colpevole di un fatto così disgustoso non avrà più una parte attiva in congregazione A VITA! …. Quindi scrivi alla betel e spiega tutti i fatti e vedrai come le cose sono cambiate (cont.)

Xam
Ospite

In conclusione (poi sparisco…) vorrei solamente dirti che essere ostili con un gruppo di persone solo perché chi ha fatto del male appartiene a quel gruppo, non solo non risolverà il problema, ma non ti farà nemmeno stare meglio.

Alberto
Ospite

Poi fanno entrare nella stanza l’accusato e lo mettono a confronto col ragazzino, che a quel punto, intimorito, abbassa lo sguardo e non riesce più a parlare.
L’uomo nega tutto e, non essendoci ovviamente testimoni della violenza, la cosa viene lasciata nelle mani di geova… (continua)

Alberto
Ospite

Gli chiedono “Hai fatto qualcosa di particolare, che possa aver indotto quella persona a comportarsi così?” “Com’eri vestito la prima volta che è successo?” “Ti è piaciuto?” “Hai dei testimoni, che possano confermare l’accaduto?”… (continua)

Alberto
Ospite

“Ci pensiamo noi” dicono gli anziani, “non serve scomodare la Polizia”. Mettono su un bel comitato giudiziario e, senza l’ausilio né di un medico né di uno psicologo, interrogano il ragazzino… (continua)