Mille metri di panne galleggianti per assorbire gli idrocarburi, cinque mezzi della società Mare Pulito sul posto, l’incarico alla società Foster Wheeler per lìispezione del sottosuolo e la messa in sicurezza d’emergenza della zona interessanta alla perdita all’interno della raffineria, monitoraggio continuo in mare e a terra. Sono questi gli interventi decisi venerdì scorso durante la riunione dell’Unità di crisi convocata dal comandante della Capitaneria di Porto Fabio Rottino dopo l’allarme nato per la perdita di prodotto da uno dei serbatoi della Raffineria. Secondo quanto riferito durante l’incontro a cui hanno preso parte il sindaco Giovanni Formica, i rappresentanti dell’Arpa, degli enti che operano nel porto (dai piloti al chimico portuale), le società impegnate negli interventi e rappresentanti della Ram lo specchio di mare interessato dall’inquinamento marino è di 4 x 0.7 miglie, dal pontile 3 fino all’area prospicente la centrale termoelettrica A2a. Il prodotto la settimana scorsa era troppo leggero in quanto disperso, grazie alle panne  che hanno confinato in un unica zona il gasolio e i mezzi di Mare Pulito lo stanno recuperando con i fogli assorbenti.
Ma come mai la perdita dal serbatoio 506 non è stata segnalata? A chiederlo nel corso della riunione è stato il sindaco Formica il quale si stupiva dell’assenza di sensori che segnalino perdite accidentali. A rispondere sono stati i tecnici i quali hanno prima sostenuto che la perdita è sicuramente cominciata sicuramente dopo la fine di gennaio visto che a quella data erano stati effettuati controlli e che date le notevoli dimensioni  del serbatoio è difficile “apprezzare” una variazione di livello all’interno del serbatoio qualora la perdita non sia particolarmente consistente. C’è anche da dire – hanno aggiunti i tecnici ram – che il livello del serbatoio è in costante variazione per il ciclo produttivo.
La Ram sta effettuando ispezioni nel sottosuolo al fine di quantificare i danni e porre rimedio con la bonifica. Ma per moti non basta.
IL SILENZIO DELLA RAM. Sulla vicenda è stato diffuso un comunicato dell’Adasc di Peppe Maimone che attacca la raffinieria per non avere comunicato nulla ai cittadini sullo sversamento e sugli interventi che stava predisponendo per porvi rimedio.
«Da sabato 3 marzo cittadini denunciavano la presenza di chiazze di prodotto petrolifero nel mare di levante – scrive Adasc –  Ma sembrava, come spesso accade, l’ennesimo mistero della Valle del Mela. Inoltre molti segnalano la presenza di odori molesti nel comprensorio. Molto spesso le “puzze” non sono solo fastidiose, ma possono nascondere  composti chimici altamente dannosi per la salute pubblica. Questa situazione è purtroppo familiare agli abitanti della valle del Mela che la subiscono da anni, nonostante le innumerevoli segnalazioni e denunce».

Adasc entra nel merito contestando «mancanza di controlli e di manutenzione costante». «Da quanto appresso da qualche organo di stampa il gasolio è penetrato nel suolo e presumibilmente nelle falde acquifere – continua la nota –  La situazione diventa ancora più preoccupante e chiediamo agli enti di controllo di fornire con la massima celerità ogni informazione utile per conoscere nel dettaglio il reale impatto prodotto dallo sversamento nelle matrici ambientali.  Ci teniamo a precisare che, in passato, in seguito alla caratterizzazione, i terreni e le acque di falda all’interno della raffineria hanno evidenziato superamenti dei limiti stabiliti dalla legge  per diversi agenti inquinanti,  alcuni molto pericolosi per la salute pubblica quali benzene, idrocarburi, metalli pesanti, idrocarburi policlinici aromatici. Tali eventi non sono più accettabili e tollerabili».

 
 
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