La presidenza del Consiglio comunale ha inviato una comunicazione all’avvocato Francesco Amalfa al fine di ottenere un parere legale sulla vicenda relativa all’area dell’ex pastificio Puglisi che dopo la scadenza dei vincoli potrebbe ospitare altri appartamenti anziché il previsto parcheggio.

Una decisione che era emersa in Aula durante il dibattito su una mozione presentata da un gruppo di consiglieri (primo firmatario Midili) la cui votazione è stata rinviata proprio per procedere ai necessari approfondimenti. Obiettivo del Comune è quello di seguire – ove possibile – la strada del ricorso al Tar. Per tale ragione, l’avv. Amalfa, sulla scorta della documentazione ricevuta ­ dovrà procedere in maniera gratuita – a formulare il parere. A quel punto il Consiglio dovrà votare un atto di indirizzo all’Amministrazione per il ricorso al tribunale amministrativo. I tempi sono molto stretti. Infatti il ricorso va presentato entro la metà di febbraio.

Si tratta, comunque, di un tentativo ma nulla di più. Gli addetti ai lavori sono certi che ormai non si può più ritornare indietro. Fra l’altro il comune non ha le centinaia di migliaia di euro necessarie per congelare il terreno e mantenere i vincoli tantomeno i fondi per pagare in maniera “venale” il terreno.

LA STORIA. A spiegare l’iter che ha portato all’edificabilità dell’area da parte dei privati è stato il sindaco Giovanni Formica esterefatto delle accuse da parte di chi faceva parte della passata amministrazione quando la destinazione dell’area fu irrimediabilmente compromessa.

Milazzo, infatti, ha un piano regolatore che risale al 1989, che prevede la realizzazione di un parcheggio nell’area dell’ex pastificio Puglisi. I relativi vincoli preordinati all’espropriazione sono scaduti nel lontano 1999. I proprietari del fondo, quindi, esercitando un loro diritto, il 24 ottobre 2013 presentano al Comune una richiesta di attribuzione di una nuova destinazione urbanistica ai terreni di loro proprietà. L’ente, invece di dare corso alla richiesta, con una nota del 14 gennaio 2014, comunica che la nuova destinazione sarà stabilita entro l’anno, con l’approvazione della variante allo strumento urbanistico. Praticamente non risponde. A quel punto, in data 4 febbraio 2014, inizia un giudizio davanti al TAR. Il sindaco del tempo, l’11 marzo 2014 affida incarico ad un legale per resistere in giudizio.

Con sentenza n. 1464 del 26 maggio 2014, portata a conoscenza del Sindaco, il Tribunale accoglie il ricorso ed ordina al Comune di attribuire una destinazione urbanistica all’area in questione entro 90 giorni con avvertimento che, trascorso il termine assegnato, all’adempimento avrebbe provveduto un commissario, già individuato nella persona dell’arch. Sebastiano Alesci. Con la stessa sentenza, condanna il Comune al pagamento delle spese processuali, pari a circa 3500 euro a cui si aggiungono i 3.000 euro impegnati per i compensi del difensore dell’ente.

L’Amministrazione fa scadere il termine e, quindi, il 16 aprile 2015, si insedia il commissario con i poteri di uffici, giunta e consiglio comunale che non possono più intervenire in alcun modo.

«Da questo punto in poi la storia è nota – scrive il sindaco –  Esattamente due mesi dopo, a cose ormai fatte, arriva la giunta Formica, senza più strumenti per intervenire. Il Commissario, nel frattempo, sta lavorando in direzione dell’edificabilità di quella porzione di territorio. Attendiamo, quindi, di leggere gli atti conclusivi del procedimento per capire se e quali iniziative possono essere avviate. Ovviamente la decisione ultima spetterà al Consiglio Comunale, che ha competenza esclusiva in materia di urbanistica. Alla luce dei fatti, è assai singolare l’improvvisa, quanto tardiva, attenzione proprio di chi è stato parte della compagine politica che, quella si, si è addormentata quando c’era da stare svegli.
Naturalmente, ai 6.500 euro di cui ho già detto bisognerà aggiungere il compenso del Commissario che grava su tutti i milazzesi. Quando si dice al danno la beffa».

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Giacomo
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Giacomo

Il volere dei cittadini per il commissario non conta? Ma il comune non può assegnare la destinazione d’uso “parcheggio”?
Se siamo a questo punto, non credo per ignoranza o incapacità ma solo per colpa di coloro che dovevano gestire la partita in favore dl bene comune

lillo
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lillo

fannu pubbirazzu, tutto calcolato già da quando hanno dato la prima concessione edilizia, il vincolo a parcheggio era finto. nessun amministratore avrebbe avuto le palle per fare un parcheggio (per il bene comune) dove invece si sarebbe potuto realizzare un mega palazzo con grandi entrate per il proprietario, e così è stato per tutti i sindaci che si sono susseguiti, NESSUNO ESCLUSO