IL CASO. Il Comune di Milazzo perde le cause ma i creditori non solo devono penare prima di passare all’incasso visto che l’ente non versa l’imposta di registro necessaria a rendere esecutiva la sentenza ma l’Agenzia delle Entrate, visto le difficoltà economiche dell’ente, batte cassa ai cittadini a cui intima pure il pignoramento in caso di mancato pagamento. Si tratta di somme a più zeri (ci sono cartelle da 10 mila euro) che rischiano di mettere in ginocchio intere famiglie.

Il grido di allarme giunge da parte di quei cittadini che portano avanti da decenni le cause contro gli espropri dei terreni su cui è stato costruito l’asse viario, l’arteria realizzata dalla Agnello Costruzioni spa (subentrata alla Edilter) è lunga circa 5,5 km e rappresenta il principale snodo viario per chi, da Milazzo, deve raggiungere la vicina uscita autostradale o i comuni confinanti. Cause che nel tempo (l’ordinanza di esproprio risale al dicembre 1991) stanno portando a pesanti condanne e al pagamento di decine di milioni di euro di risarcimenti. Ancora sono in corso contenziosi del valore di circa 6 milioni di euro. Passare all’incasso, però, diventa un ulteriore calvario. Se la sentenza n. 522 del 6 dicembre 2002 della Corte costituzionale consente di ottenere l’esecutività della sentenza posticipando il pagamento a non perdonare è l’Agenzia delle Entrate che notifica la cartella chiedendo il pagamento anche a chi ha vinto la causa e non a chi ha perso. Visto che tutte le parti rispondono in modo solidale, di fronte ad un ente comunale in dissesto impossibilitato a versare l’imposta, l’Agenzia si rivale anche sul vincitore del contenzioso che sulla carta dovrebbe incassare cifre importanti ma deve anticipare migliaia di euro di cui magari non dispone (il 3% del valore della causa). Nulla do straordinario: per legge tutte le parti in causa sono tenute nei confronti del fisco al pagamento dell’imposta di registro sugli atti giudiziari (sentenze, ordinanze, decreti ingiuntivi), e ne sono obbligati in solido (cioè ognuna per l’intero). Ma di fronte ad un comune perennemente “al verde” a tremare sono le tasche dei cittadini.

 

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