LA LETTERA. Capo Milazzo è il fiore all’occhiello di Milazzo. Un’area naturalistica talmente suggestiva che incanta chiunque raggiunga l’estrema punta della città. La principale meta di milazzesi e turisti sono i cosiddetti “Laghetti di Venere” ma una volta l’attrazione era la chiesetta di Sant’Antonioì, scavata nella roccia. Un nostro lettore, invita a non dimenticare la chiesetta che potrebbe essere anche un volano turistico. Ecco il testo inviato alla mail redazione@oggimilazzo.it

Milazzo, chiesa rupestre di S. Antonio. Dovrebbe essere questa la vera attrazione di Capo Milazzo, eppure la maggior parte dei turisti puntano dritti giù per il laghetto. Non possiamo dargli torto, la si gode di una veduta paesaggistica mozzafiato, scendendo invece nella grotta, ci si accorge subito dello stato di abbandono in cui versa la chiesetta. La facciata è completamente scrostata, le finestre quasi del tutto divelte e i capperi crescono nei balconi della canonica. Eppure S. Antonio in passato ha dato molto, in senso economico e spirituale, tutti conosciamo a Milazzo la celebre frase: “Monsignore, S. Antonio o u cuddaru!”

La crisi dei valori traspare nella mancanza di manutenzione dell’edificio, purtroppo, quella miriadi di devoti che un tempo raggiungeva a piedi il santuario non c’è più, e di conseguenza le offerte sono diminuite drasticamente, basta guardare attentamente l’effige del Santo e ci si accorge subito che per renderlo presentabile per la processione, lo si rende lucido annualmente con una passata di smalto per finestre. Dal mio punto di vista Il luogo potrebbe ancora dare molto, basta adeguarsi ai tempi, trasformando gli alloggi dei preti non più usati, in B&B, dove chi alloggia verrà ripagato dall’assoluta quiete del posto e dai tramonti mozzafiato nella splendida baia della tonnarella.

S.S.

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