I Carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, della Sezione Anticrimine del R.O.S. di Messina e gli agenti del Commissariato di Polizia di Barcellona, nella mattinata odierna, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Messina, Maria Luisa Materia, su richiesta del Procuratore Capo Guido Lo Forte, e dei Sostituti Procuratori Vito Di Giorgio ed Angelo Cavallo della Direzione Distrettuale Antimafia. L’operazione ha portato all’arresto di 8 soggetti per estorsione, porto e detenzione illegale di armi, reati aggravati per essere stati commessi avvalendosi della condizioni di cui all’art. 416 bis ed al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa denominata “famiglia barcellonese”, nonché per essersi resi promotori di una organizzazione, operante nella zona di Barcellona e paesi limitrofi, dedita alla detenzione ed alla cessione di sostanze stupefacenti. I destinatari della misura cautelare sono il 44enne Mario Pantè, di Mazzarrà Sant’Andrea, il 32enne Giovanni Pino, di Furnari, il 38enne Sebastiano Torre di Mazzarrà Sant’Andrea, il 52enne Salvatore Calcò Labbruzzo di Tripi, i barcellonesi Giuseppe Ofria, 21enne, Alessio Alesci, 25enne, Bartolo D’Amico 26enne e Marco Chiofalo, 22enne. Sono tutti detenuti essendo stati arrestati di recente nell’ambito dell’operazione “GOTHA V”, alcuni anche per associazione mafiosa. I provvedimenti scaturiscono da una complessa attività investigativa, avviata nel 2013, sul conto di Cosa Nostra barcellonese e del clan “dei mazzarroti”, e rappresentano la prosecuzione dell’operazione antimafia denominata “GOTHA V”, che ha individuato e colpito i nuovi assetti del sodalizio criminale, ponendosi in linea di continuità con le precedenti. Le condotte delittuose individuate, ovvero estorsioni e spaccio di stupefacenti, hanno permesso all’organizzazione di “fare cassa” e “sostenere” le famiglie dei detenuti. Le indagini dei Carabinieri e della Polizia sono basate in prevalenza sulle attività di intercettazione telefonica ed ambientale e sui connessi servizi di polizia giudiziaria a riscontro, ed hanno visto il contributo dei collaboratori di giustizia, consentendo di svelare la condotta degli attuali indagati diretta prevalentemente ad una sistematica attività estorsiva, ed alla organizzazione di una rete di approvvigionamento per il successivo spaccio di sostanza stupefacente. In questo contesto, come evidenziato nell’ordinanza del Gip, assume particolare rilevanza il contributo delle vittime del reato estorsivo che, una volta tratti in arresto i loro persecutori in relazione ad altre vicende delittuose, hanno deciso di rendere dichiarazioni accusatorie superando ogni contegno omertoso. In particolare, l’attività di indagine del Commissariato di Polizia di Barcellona, che ha continuato a monitorare il nuovo assetto operativo dell’agguerrita frangia dei “Mazzarroti” disvelato con l’operazione antimafia “GOTHA V”, ha consentito di confermare l’impegno della cosca per garantire continuità all’azione del gruppo nel settore delle estorsioni, per le quali oggi sono stati arrestati Giovanni Pino e Sebastiano Torre. I due avevano imposto ad una ditta di Furnari impegnata in lavori edili stradali, il pagamento di una tangente nella misura del 2% dell’importo complessivo dei lavori, circa 55 mila euro, ottenendo pochi giorni prima del loro arresto per associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi dello scorso 16 Aprile, un acconto di 600 euro quale “rata” di Pasqua, dopo aver “convinto” l’imprenditore, con la collocazione di una bottiglia incendiaria presso il deposito della sua ditta e le conseguenti intimidazioni quali componenti dell’associazione mafiosa. Nel medesimo contesto di indagini, Mario Pantè è stato arrestato per lo stesso reato di estorsione con l’aggravante mafiosa, commesso ai danno del titolare di una struttura alberghiera dal quale aveva preteso a nome dell’associazione mafiosa dei “mazzaroti” il pagamento di una tangente di 1000 euro. Lo stesso titolare era rimasto vittima anche di altri due componenti della cosca di Mazzarrà, ovvero Giuseppe Cammisa e Sebastiano Torre, anch’essi arrestati nello scorso mese di aprile nell’operazione “GOTHA V”, ai quali aveva dovuto corrispondere un’altra rata di 1000 euro a titolo di “pizzo”. L’attenzione dei Carabinieri del R.O.S. si è soffermata nel completare il quadro indiziario nei confronti dell’indagato Salvatore Calcò’ Labbruzzo, personaggio già colpito da ordinanza di custodia cautelare nell’operazione “Gotha” nel luglio del 2011. in quanto ritenuto anello di collegamento tra la famiglia mafiosa “dei barcellonesi” e la cosca “dei tortoriciani”. Con l’ordinanza dell’8 aprile 2015, la posizione processuale del Calco Labbruzzo era stata già oggetto di disamina del GIP, a seguito delle dichiarazioni accusatorie dei collaboratori Santo Gullo Santo e Salvatore Artino, che avevano riguardato le specifiche responsabilità del predetto in merito all’ estorsione nei confronti di una società. In quella sede il GIP non aveva accolto la misura cautelare che invece è stata emessa nell’ambito del presente procedimento perché le suddette dichiarazioni accusatorie sono state corroborate dalle dichiarazioni di uno degli amministratori della stessa impresa, che ha ammesso di aver effettuato dazioni di denaro a titolo estorsivo, a partire dal 2000-2001 e fino al 2011, dapprima a Santo Gullo, e successivamente a Salvatore Calcò Labbruzzo. All’esito dell’operazione “Ghota 5” dell’aprile scorso i barcellonesi Alessio Alesci, Bartolo D’Amico, Marco Chiofalo e Giuseppe Ofria erano stati sottoposti, tra l’altro, alla misura custodiale in carcere in relazione ad un episodio di spaccio di sostanze stupefacente. In tale contesto il Tribunale della Libertà aveva ritenuto non sussistente l’aggravante del metodo mafioso. Con l’operazione odierna il GIP, recependo “in toto” le risultanze dell’analisi investigativa dei Carabinieri della Compagnia di Barcellona, ha contestato ai soggetti sopra indicati l’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, con l’aggravante di aver in uso delle armi. In tal senso sono inequivocabili le nuove risultanze investigative e gli elementi di prova acquisiti soprattutto attraverso le intercettazioni ambientali all’interno dell’autovettura Volkswagen Touareg, in uso ad Alessio Alesci, zio di Giuseppe Ofria. Fin da subito, grazie alle intercettazioni ambientali, è stata captata una quantità considerevole di preziosissime conversazioni, dalle quali si evince con chiarezza che i soggetti indicati, avvalendosi della forza intimidatrice promanata anche dall’uso delle armi, hanno commesso una serie di delitti tra i quali primeggia l’acquisizione e la distribuzione, svolta in maniera organizzata e sistematica, di sostanze stupefacenti sulla piazza barcellonese, su quella milazzese ed in altri comuni limitrofi, contesa in un primo momento ad altro gruppo emergente. I proventi, almeno parte di essi, sono stati destinati al mantenimento in carcere di alcuni detenuti, nella fattispecie dei fratelli Carmelo e Lorenzo Mazzu’, arrestati nel luglio del 2013 a seguito dell’operazione “GHOTA 4. Le risultanze delle intercettazioni, che costituiscono l’architrave delle odierne contestazioni, hanno consentito di ravvisare che l’attività di spaccio di cui rispondono gli indagati, non è sporadica ma stabilmente consolidata all’interno della quale ogni sodale, con ruolo differente, è impegnato nel produrre la maggior ricchezza possibile attraverso la distribuzione nel mercato della droga. Alessio Alesci e Giuseppe Ofria sono ritenuti ai vertici dell’ organizzazione mafiosa.

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